CRESTANI - Autorappresentazione e negoziazione dell'identità culturale

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Le figure e le rappresentazioni dell’Altro sono uno dei principali luoghi di indagine della letteratura etno-antropologica. “Etno-”, da sempre, sta per etnia, popolo; “-grafia”, lo scrivere, rimanda all’attività del ricercatore, il quale, mettendo la propria penna a servizio dell’Altro, ne scrive una traccia, ne lascia testimonianza, ne traduce la complessità e la rende intellegibile al lettore. Con l’emersione e la presa di consapevolezza esplicita del potere della “grafia-”, l’etnografo inizia a riflettere su se stesso e sui meccanismi che soggiacciono alla sua attività. Si iniziano a sperimentare nuove forme di restituzione e rappresentazione dell’alterità, si mettono in discussione alcuni dei suoi caratteri costitutivi, come la lontananza e l’esotismo. Qual è il ruolo della pratica del video etnografico in questo processo? Come nasce e come si evolve questa forma di rappresentazione? Attraverso lo studio di un caso concreto di auto-rappresentazione, in questo volume si affrontano i processi grazie a cui il popolo degli Mbya-Guaranì si costruisce nello spazio e nel tempo, attraverso lo sguardo occidentale, la storia “ufficiale”, i movimenti sul territorio, i rapporti con il contesto circostante. Chi sono gli Mbya-Guaranì? Con i progetti di video-etnografia il lettore si trasforma in spettatore, il rapporto di lontananza si accorcia. Attraverso questa complessa pratica di auto-rappresentazione il soggetto si sposta e si moltiplica, per una volta l’Altro pronuncia “Io”.

JAQUELINE CRESTANI è originaria dello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, è scrittrice e giornalista. Ha ottenuto la Laurea Magistrale in Semiotica all’Università di Bologna

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